Isola di Vivara
Procida
Gemma nascostaNatura

La storia
Mezzaluna verde collegata a Procida da un ponte pedonale: riserva naturale su un antico cratere, tra macchia mediterranea, uccelli migratori e sentieri che si affacciano sul mare.
Accesso
solo visite guidate
La storia
Vivara è un piccolo isolotto vulcanico a forma di mezzaluna, tra Procida e Ischia: ciò che resta del bordo di un antico cratere. È collegato a Procida da un ponte pedonale e dal 2002 è riserva naturale statale. I suoi resti dell'età del Bronzo raccontano scambi con il mondo miceneo, quasi quattromila anni fa.
Cosa vedere
Un'oasi disabitata di macchia mediterranea e uccelli, con sentieri e scorci sul mare, dove la natura e l'archeologia convivono. Un angolo silenzioso e protetto, sorprendente a due passi da Procida.
Come arrivare
- Aliscafo
- Traghetto
Orari e prezzi
Ingresso libero.
Consigli
Vivara è una riserva naturale ad accesso regolamentato: si entra solo a piedi dal ponte, spesso su prenotazione e con modalità che cambiano. Verifica giorni, orari e regole sui canali ufficiali della riserva prima di andare. Utili scarpe da camminata e rispetto per un ambiente fragile.
Domande frequenti
Cos'è l'isola di Vivara?
Un isolotto vulcanico a mezzaluna tra Procida e Ischia, riserva naturale statale dal 2002, con resti dell'età del Bronzo; è collegato a Procida da un ponte pedonale.
Come si visita Vivara?
Solo a piedi dal ponte, con accesso regolamentato e spesso su prenotazione: conviene verificare giorni, orari e regole sui canali ufficiali della riserva.
Perché Vivara è importante?
Per la natura protetta e per l'archeologia: i resti dell'età del Bronzo testimoniano gli scambi con il mondo miceneo quasi quattromila anni fa.
Altre gemme a Procida
BorghiMarina Corricella
Procida
Il più antico borgo di pescatori di Procida, un anfiteatro di case color pastello che scendono al porto, dove le barche dormono sotto i panni stesi.
Sacro & arte sacraTerra Murata
Procida
Il nucleo antico di Procida si arrampica sul promontorio di tufo giallo, tra mura difensive e vicoli stretti, sospeso tra il porticciolo della Corricella e l'orizzonte del golfo.
Sacro & arte sacraAbbazia di San Michele
Procida
Dietro le mura di Terra Murata, l'abbazia dedicata al patrono Michele custodisce tele, un antico presepe e catacombe scavate nel tufo, con la volta che guarda il mare.
- ◆ Scorci & panorami
Belvedere Elsa Morante e dei Cannoni
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Dal terrazzo intitolato a Elsa Morante, tra vecchi cannoni puntati sul golfo, si apre la vista sulla Corricella e sulle sue case color pastello ammucchiate sull'acqua.
- Spiagge libere
Spiaggia del Pozzo Vecchio ("del Postino")
Procida
La spiaggia di sabbia scura dove Massimo Troisi girò Il Postino, raccolta sotto il cimitero e le pareti di tufo, con l'acqua bassa e la quiete di un set mai smontato.
- Spiagge libere
Spiagge di Chiaia
Procida
Si scende una lunga scalinata per raggiungerla: ampia distesa di sabbia e ghiaia protetta da alte pareti di tufo, con i pescherecci della Corricella a colorare lo sfondo.
Altre gemme: Natura
◆ NaturaOrto Botanico
via Foria
Fondato in età napoleonica, il giardino botanico di via Foria allinea serre, palme e piante rare su dodici ettari: un respiro verde a un passo dal traffico.
◆ NaturaPedamentina di San Martino
Vomero→centro
Scala del Trecento che scende dal colle di San Martino verso la città: centinaia di gradini tra orti, giardini e scorci sul golfo, uno dei più bei sentieri urbani di Napoli.
NaturaVilla Comunale
Riviera di Chiaia
Il giardino disteso lungo il mare di Chiaia: viali di lecci, panchine e vecchie statue, con il golfo che respira oltre la ringhiera di ferro.
NaturaAcquario Anton Dohrn
Riviera di Chiaia
Il più antico acquario d'Europa, aperto nel 1874 dentro la Villa Comunale: vasche storiche popolate soltanto dalla fauna del golfo di Napoli, dietro il vetro.
NaturaSolfatara
Pozzuoli
Il terreno respira: fumarole che sibilano, fanghi che ribollono e un odore di zolfo che ti ricorda quanto è viva la terra sotto i Campi Flegrei.
- ◆ Natura
Vigna di San Martino
collina S. Martino
Vigna urbana tra le più grandi d'Europa, coltivata dai certosini fin dal Trecento: sette ettari di filari, agrumi e ulivi sospesi sul golfo, a un passo dal caos della città.